Il 92,3% degli italiani sceglie il mutuo a tasso fisso. Non è paura. È matematica.

C’è un numero che mi ha fatto fermare questa settimana.
Il 92,3% degli italiani che hanno firmato un mutuo nel secondo trimestre 2026 ha scelto il tasso fisso.
Non il 60%. Non il 75%. Il 92,3%.
Quasi uno su dieci ha scelto il variabile. Gli altri nove su dieci no.
Quando vedo un dato così estremo, mi fermo e mi chiedo: stanno tutti sbagliando, o stanno tutti capendo qualcosa che i consulenti finanziari fanno finta di non vedere?
La storia che ti raccontano
Il discorso standard è questo: il tasso variabile è più basso, quindi conviene di più. “Guarda il TAN: fisso al 3,38%, variabile al 2,83%. Risparmio 28 euro al mese. Nel lungo periodo è una differenza enorme.”
Chi ti dice così non mente. Ma ti racconta metà della storia.
La prima metà è vera: oggi, su un mutuo di 150.000 euro a 30 anni, il variabile ti fa risparmiare circa 28 euro al mese rispetto al fisso. Tremila euro in 10 anni, se i tassi restano fermi.
La seconda metà della storia, quella che viene omessa, è questa: i tassi non restano mai fermi per 30 anni.
Cosa è successo a chi ha scelto il variabile nel 2021
Facciamo un passo indietro di cinque anni.
Nel 2021, i tassi erano ai minimi storici. Il tasso variabile era all’1,2%, il fisso al 2,1%. Chi aveva sottoscritto un mutuo variabile in quel periodo aveva una rata bassa, i vicini di casa con il fisso sembravano i polli che “pagavano troppo”, e tutti ridevano della loro scelta prudente.
Poi la BCE ha alzato i tassi 10 volte di fila, in 14 mesi. Da 0% a 4,5%.
Chi aveva il variabile ha visto la rata raddoppiare. Letteralmente: da 800 euro a oltre 1.200, in molti casi, senza che la casa fosse cambiata, senza che il suo reddito fosse cambiato, senza che nulla fosse cambiato — tranne una decisione presa cinque anni prima in un ufficio di banca.
Quella memoria non si cancella.
Perché il 92,3% non è paura irrazionale
Sento spesso dire che gli italiani scelgono il fisso per “avversione al rischio” o “cultura del risparmio conservativa”. Come se fosse un limite, un difetto.
Non lo è.
È una scelta consapevole basata su dati concreti.
Primo: la BCE il 17 giugno 2026 ha rialzato i tassi di 25 punti base. Dopo un anno e mezzo di pausa. La prossima riunione è il 23 luglio: gli analisti non escludono un altro rialzo. Chi ha il variabile sente già l’effetto — +15/18 euro al mese su 130.000 euro di mutuo, già con il primo rialzo.
Secondo: l’importo medio dei nuovi mutui nel primo trimestre 2026 è 161.059 euro, un record decennale. Le famiglie stanno chiedendo importi sempre più alti per comprare case che costano sempre di più. Su 161.000 euro a 30 anni, una variazione di un punto percentuale vale circa 80 euro al mese — 28.800 euro in 30 anni. Non è un dettaglio.
Terzo: quasi il 50% dei nuovi mutui dura 30 anni o più. Trent’anni. È quasi la metà della vita lavorativa media di una persona. In 30 anni la BCE alza e abbassa i tassi mediamente 3-4 volte. La certezza della rata fissa non è pigrizia — è pianificazione.
Il calcolo che non ti fanno mai fare
Il problema con il confronto fisso/variabile è che viene sempre presentato come istantaneo: “oggi il variabile conviene di più”.
Provalo a farlo nel tempo.
Se il variabile sale di un punto percentuale in due anni (cosa successa storicamente, e già in corso nel 2026), il “risparmio” mensile di 28 euro sparisce in meno di sei mesi — e dopo inizi a perdere soldi, non a guadagnarli.
Se sale di due punti in cinque anni — scenario non remoto, dato che siamo già a +25 bp in giugno e altri potrebbero seguire — il saldo finale del variabile è negativo rispetto al fisso.
E questo senza contare l’elemento che i modelli non calcolano mai: la serenità.
Chi ha il fisso sa esattamente quanto paga ogni mese per i prossimi 30 anni. Può fare un piano. Può mettere da parte. Può dormire tranquillo quando sente che la BCE si riunisce la settimana prossima.
Chi ha il variabile controlla l’Euribor come si controlla il meteo. Non è un dettaglio psicologico da ignorare — è un costo reale che si paga in stress, in attenzione costante, in decisioni prese di fretta.
Quando il variabile può avere senso
Sarei disonesto se dicessi che il fisso è sempre la scelta giusta per tutti.
Ci sono situazioni in cui il variabile merita di essere considerato seriamente:
Se hai un orizzonte temporale corto. Se sai con ragionevole certezza che venderai o rimborserai il mutuo in 5-7 anni, la finestra è abbastanza stretta da ridurre il rischio di rialzi significativi.
Se il delta di tasso è molto grande. Con una differenza di un punto percentuale o più tra fisso e variabile, il margine di sicurezza si riduce. Attualmente la differenza è meno di mezzo punto — non giustifica il rischio.
Se hai una riserva di liquidità solida. Se puoi assorbire un aumento di rata di 150-200 euro al mese senza toccare gli equilibri della tua vita, il variabile è una scommessa che ti puoi permettere. Non lo è per la maggioranza delle famiglie.
La domanda giusta da fare in banca
Quando vai a discutere il mutuo con la banca, la domanda che nessuno ti fa è questa: “Qual è la rata massima che puoi sostenere se il tasso variabile salisse di due punti percentuali nei prossimi tre anni?”
Non “Quanto vuoi pagare al mese?” Ma: “Quanto puoi pagare nel caso peggiore?”
Se la risposta a quella domanda ti mette a disagio, hai già la tua risposta su fisso o variabile.
Se la risposta a quella domanda è tranquilla — “potrei assorbire 200 euro in più senza problemi” — allora puoi guardare il variabile come un’opzione reale.
Il punto non è scegliere il prodotto finanziario “migliore”. È scegliere quello giusto per la tua situazione specifica. E per farlo, serve qualcuno che ti aiuti a fare questa domanda prima di firmare, non dopo.
Quello che i dati ci dicono davvero
Prezzi delle case in Italia: +5,2% su base annua nel primo trimestre 2026, secondo ISTAT. In accelerazione rispetto al +4% di fine 2025.
Compravendite immobiliari: 180.000 nel primo trimestre, +4,4% rispetto all’anno scorso. Il mercato non è fermo.
Mutui erogati per l’acquisto di prima casa: +6,6% nel primo trimestre 2026 su base annua.
Questi tre dati insieme raccontano una storia coerente: il mercato immobiliare italiano sta comprando. Non in euforia, non in panico. Sta comprando con metodo, con rate fisse, con orizzonti lunghi.
Il 92,3% che sceglie il fisso non sta sbagliando. Sta leggendo lo scenario correttamente.
Prima di firmare
La scelta del mutuo è una delle decisioni finanziarie più importanti della tua vita. Non perché il mercato sia complicato — in realtà le domande fondamentali sono poche. Ma perché le conseguenze durano decenni.
Prima di firmare, verifica il tuo caso specifico con un consulente del credito indipendente. Un professionista che non lavora per la banca che ti sta dando il mutuo. Uno che ti fa fare il calcolo del “caso peggiore” prima che il peggio arrivi.
Se stai pensando di comprare casa nei prossimi mesi, scarica la guida ComperaRE: è il punto di partenza per capire cosa controllare, cosa chiedere, e cosa non firmare mai senza leggere con attenzione.
*Enrico Rigotti è consulente immobiliare e autore della Carta dei Diritti di chi compra casa. Dalla famiglia nel settore costruzioni dal 1950, ha osservato da dentro le storture del mercato e oggi aiuta gli acquirenti a comprare in sicurezza.*





